20-03-2016

“Una grotta scoperta nei primi anni ’70 e mai più visitata ed esplorata.”
Questa è la frase giusta che ci ha fatto svegliare presto questa domenica!
Siamo sempre Costa Sez ed io più Paolino, che ci accompagna in questa nuova avventura di oggi solo per un breve tratto per impegni inderogabili (ma secondo me avrebbe preferito essere con noi). La grotta in questione è la Polipi , chiamata così per una bellissima concrezione che vi è all’ interno e molto simile all’ animale sopracitato, mentre nel catasto la si trova sotto “grotta 6° sul torrente Torre”.
Sempre sul M.Stella, ma sta volta l’avvicinamento è dal basso e prevede guado del torrente Torre e risalita del bosco fin sotto alle pareti verticali di domenica scorsa. Ci hanno detto: ” 10 minuti e si arriva all’ingresso”.
Sarà che sono passati tanti anni e la memoria gioca brutti scherzi o forse la forza erosiva del Torre in questi lunghi anni ha abbassato notevolmente l’alveo… ma a noi ci serve un’ora e mezza per intravvedere la parete nella quale si apre la grotta ad una decina di metri del suolo.
Mi arrampico sull’ edera centenaria assicurato da Sez e qualche cordino in Kevlar annodato sui rami più grossi. L’ingresso è di notevoli dimensioni ed ha una fantastica vista sull’ alta Val Torre. Fisso la corda e appena Costa e Sez sono su, procediamo con la riesplorazione della grotta. Tocca riarmare il primo pozzetto. Chissà quali meraviglie ancora nascoste ci sono, sfuggite alle flebili luci delle carbure e alla scarsa propensione a risalire camini e cascate!?! La grotta di per se è piccola e si presenta su due livelli. In alto, un comodo meandro fossile che va a chiudere in riempimento di terra e in basso una galleria attiva di buone dimensioni con la volta che va ad abbassarsi in maniera graduale. La giriamo in lungo e in largo… scendo uno stretto meandro che porta in una cavernetta con il pavimento in leggera pendenza e completamente ricoperto da concrezione. Nella parte più bassa, un buchetto nel pavimento permette all’acqua di defluire e si intravvede una papabile prosecuzione. Tornando verso l’esterno della grotta ci fermiamo sull’ampio portale,prima a valutare una condottina semi riempita di terra e sabbia e poi a scavarci dentro per valutar meglio la possibilità di continuazione. Continua!!!!! Emoticon smile
Mangiamo qualcosa prima di scendere sotto la parete. Non ancora soddisfatti del tutto tentiamo una risalita in un canaletto per arrivare ad un probabile ingresso. le corde non sono sufficienti e nemmeno le forze. Tocca rinunciare per oggi… Altre cose interessati riesce a trovare Sez “occhio d’aquila” e sicuramente sabato torneremo qui!
Always ottimismo!

13-03-2016

Questa domenica (ormai domenica scorsa) l’abbiamo dedicata ad un’altra calata sulle pareti del M.Stella per verificare una probabile grotta. Con Serena dall’ altro lato del torrente Torre a guidarci con la radiolina, Costa e io siamo saliti da Vedronza sul M. Couza e poi più in là, fino a raggiungere la verticale ideale per arrivare al buco.
Costa ha lottato per farsi strada attraverso la tipica vegetazione che cresce florida su questo versante, i rovi. E dopo una discesa di 70 metri circa e con un’ altro centinaio dal torrente sottostante siamo riusci a scoprire che la probabile grotta vista da lontano non è altro che un miraggio. Un riparo nemmeno sufficiente per un rilievo. Ormai ci stiamo quasi prendendo gusto…

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Stanno dando buoni risultati le ricerche intraprese dalla sezione speleologica del sodalizio durante questa stagione invernale sul monte Stella a nord di Tarcento. Svariate uscite sono state intraprese dai soci alla ricerca di potenziali nuovi ingressi in varie zone della montagna, molto però ancora rimane da investigare. Ad oggi sono stati trovati 6 nuovi ingressi, uno solamente è praticabile (un pozzetto che scende 6 metri per poi terminare in fessure da investigare), gli altri invece, richiederanno alcune uscite di disostruzione, ma alcuni, vista anche la corrente d’aria in uscita sembrano promettere bene.  Purtroppo ci sarà ancora poco tempo a disposizione per effettuare nuove ricerche esterne (visto l’approssimarsi della primavera e la crescita del fogliame che comprometterà inevitabilmente l’ottima visibiltà che si ha in questo periodo nei  boschi di Stella), ma speriamo di trovare ancora qualche ‘pertugio’ con cui ‘divertici’ i prossimi mesi!

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Nella speleologia, non sempre si riesce ad ottenere progressi esplorativi di significato; in questa
giornata è andata così. Non per questo però da esser dimenticata! Ricordo una forte corrente d’ aria
di aspirazione sull’ ingresso e su tutte le piccole strettoie della grotta, nelle quali provavamo brividi
di freddo. Ricordo bene anche le risate con Paolo (cobra) e Costa, nonché il sudore per la fatica
dell’ andata ed i lividi del rientro. Ma soprattutto la consapevolezza che, lo stare assieme in questa
maniera, condividendo lavoro ed emozioni, fa si che il legame e l’ affiatamento rafforzino la
solidità e la voglia di fare del team. Sarò ripetitivo alcune volte, lo so, ma mi piace sottolineare
come questa complicità sia una delle cose fondamentali per il gruppo e per la riuscità di molti
obbiettivi… Abbiamo poi percorso un rametto parallelo al ramo sifonante attivo (quello con il
rusciello). Proseguendo dunque in risalita un piccolo camino in arrampicata ed opposizione, che
però ha dato scarsi risultati perché andava a restringersi. In seguito abbiamo continuato i lavori di
forzatura strettoia, procedendo con rotture per un metro circa, alternandoci a vicenda, in modo da
far riposare sempre qualcuno. Ancora una volta passare la strettoia risulta totalmente impossibile.
Ma è solo questione di tempo. Aspettando ancora momenti di gioia e felicità con nuove interessanti
notizie vi saluto. Alla prossima amici speleo.

Falco

Che buco schifoso! Eppure ci torniamo, basta che passino un paio di settimane per dimenticare tutto quel fango che c’è là dentro e subito a qualcuno viene in mente di tornare e esplorare. Memoria a breve termine in deficit o forma pentimento/ masochismo interiore? Fatto sta che ieri ci siamo tornati, Costa, il Forgia ed io per continuare le esplorazioni. Dopo una risalita e una galleria comoda, inizio a ricordare, fango fango e ancora fango. Sulle corde, sugli armi, sul pavimento e sulle pareti. Fango appiccicoso ovunque! L ‘ultima volta ci eravamo fermati prima di un passaggio semi- sifonante , dove era passato solo Costa per dirci che la galleria tornava ad allargarsi e si era dovuto fermare sotto una cascata impossibile da arrampicare.
Questa volta entriamo direttamente in muta. In 2 ore circa arriviamo alla risalita che conduce alla galleria allagata! È bassa e si entra in acqua da un frammento di pavimento fossile rimasto lì sospeso. Pure qui il fango si spreca e sprofondiamo con le mani e ginocchia nel molliccio. Un piccolo passaggio immergendoci fino a metà casco e siamo nel nuovo. Siamo in faglia e cercando i passaggi più comodi arriviamo alla cascata chè ci aveva fermato. Provo ad arrampicare, meglio però mettere un paio di rinvii però! Salgo , aiutato dal palo Raumer e la sicura di Costa( percorso dai brividi freddi) e in un’ oretta circa siamo sopra. Ancora meandro, e qualche galleria ceca fino a giungere sotto un’ enorme camino di 40 metri circa! Da qui non si riesce a capire cosa ci possa essere lassù, però sul fondo, difronte a noi un basso passaggio in faglia continua e sempre sulla stessa linea di faglia, ma a una decina di metri di altezza, un’ altra galleria, trasporta i nostri sguardi ben oltre a quello che possiamo vedere.
Prendiamo la parte attiva. È stretta e ricca di lame di roccia. Dopo una ventina di metri diventa impraticabile. Torniamo sotto al camino e meditiamo sul da farsi. Si mangia qualcosa, si fa su una cicca e alle 16 passate decidiamo di tornare in dietro, visto che ci vorranno 3 orette per rivedere la luce del sole. Bagnati e con un paio di chili di fango ripercorriamo gallerie, meandri! I sacchi (figli di satana, nome appropriato per il comportamento) si incollano al pavimento, croll e maniglia non si bloccano quasi mai. Fango schifoso!!! Come vorrei poter entrare qui con l’ idropulitrice e lavare tutto! Alle 19 passate rivediamo il sole e il calore esterno. A metà sentiero troviamo Barbara e Serena che preoccupate stavano venendo a cercarci. A loro è andata meglio, torrentismo nella Foce e poi sole e tuffi.
Prossima volta andrò con loro….. forse

Paolo B.

Continuano le roccambolesche speleo/esplorazioni in Lince e questa volta siamo io ed Andrea ad
avventuraci nuovamente in questo “mondo sotterraneo”.
Una certezza: fare un’uscita se non proficua, quantomeno interessante…ma si sa in speleo niente è
sicuro…
Il piano è entrare, arrivare al sifone, stendere il tubo, innescare la pompa ed intanto cercare un
proseguo della cavità, aiutandoci questa volta con l’ incenso.
Idee chiare e semplici!
Muniti di protezioni x ginocchia ed avvambracci entriamo in grotta e ci accorgiamo subito che il
trasporto del sacco, vuoi x l’ ingombro, vuoi x il volume ed il peso, ci avrebbe creato non poche
noie e difficoltà.
La Lince x chi non lo sapesse è una grotta “meravigliosa”; con il suo ruscello interno, le sue
cascatine e le sue sale.
Ma i suoi 500m di cunicoli fin ora esplorati, la caraterizzano in particolar modo in quanto l’85% dei
medesimi è cosi strutturato:
– strettoie infime che mettono alla prova i più duri speleo;
– laminatoi con spuntoni a cavolfiore;
– passaggi atletici e faticosi;
tutto incorniciato da una stupenda corrente d’aria fresca e frizzantina!
Durante il trascorrere della prima ora il morale è alle stelle, anche se la fatica piano piano inizia a
farsi avanti.
Ad ogni passaggio stretto sentiamo sul nostro corpo innocente il tintillamento dei piccoli cavolfiori,
con la consapevolezza che ogni loro morso ci avrebbe portato via brandelli di tuta!
Seguendo il ruscello arriviamo al sifone (posto oserei dire infimo), stendiamo il tubo e inneschiamo
la pompa collegandola alle batterie e dopo circa 40 min. di maledizioni, botte, immersioni in acqua
fredda…qualcosa non va… la pompa non parte!!! Che si fa?
Usciamo da quel buchetto cercando di capire il motivo del non funzionamento e ci rendiamo conto
che un sassolino blocca la ventolina.
Ormai demoralizzati e con poco tempo a disposizione ci incamminiamo verso il salone per portare
almeno a termine la prova delle correnti d’aria con l’ausilio dell’incenso.
Ma ad un certo momento…la sorpresa!
Alla distanza di 3m circa da noi, uno scivolo, una spaccatura al suo vertice, e…sentiamo la più forte
corrente d’ aria mai percepita dall’inizio della cavità!
Lo stupore ci ravviva e rallegra perché sappiamo di avercela fatta!
Ancora una volta L’ANIMA DELLA LINCE!
La grotta è più viva che mai, la nostra gioia ora è alle stelle!
Speranzoso e fiducioso di potervi dare news positive al più presto, saluto
Marco Comoretti

Ieri Andrea e Mimmo sono andati alla grotta di Vedronza per un’uscita ‘dopolavoro’ dell’ultimo minuto…. appena arrivati all’ingresso della cavità hanno scoperto che l’ingresso inferiore è occluso quasi del tutto a causa di una frana caduta dalla volta. Oggi sono andato a fare un paio di foto e mentre ero li cadeva ancora qualche sasso e sembra che la cosa non si sia ancora stabilizzata! Quindi … in caso di uscita alla grotta di Vedronza utilizzate l’ingresso superiore!!! Emoticon smile …. onde evitare la sfiga di beccarsi un bel sassone sulla schiena!

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Viata la giornata uggiosa, sono andato in val zimor a dare una prima occhiata al pozzetto che avevo trovato un mesetto fa durante un giro nei boschi della valle con l’intento d reperire un ingresso  segnalato in zona  da amico del Kitar …. alla fine è uscito questo piccolo buco che presumo sia quello che ci è stato segnalato.

Dopo un saltino iniziale di due metri si atterra su un cumulo di detriti che degrada verso una fessura che si trova circa  tre metri più in basso. Mi sono fatto strada fra fogliame, argilla, trochetti di legno e rami per poter scendere di più ma dopo un pò ci si ferma nella fessura concrezionata dinnazi alla solita ostruzione…. oltre sembra ci sia dell’altro ma essendo senza strumenti da scavo sono ritornato all’esterno!

Insomma serve un’altra uscita …. per completare l’opera e aggiungere un’altro mattoncino alla conoscenza speleologica di questa valle!

notizie fresche dalla ‘Lince’ …… dopo una pausa ‘invernale’ ci siamo nuovamente focalizzati su questa interessante grotta del monte Cantun e nelle ultime settimane soto state effettuate due uscite che hanno permesso di portare alla luce ulteriori ‘tasselli’ di questa cavità. Nell’uscita di un paio di domeniche fa, oltre ad ‘addomesticare’ alcuni passaggi e a rendere più sicura l’uscita dalla strettoia in testa al meandro, è stato possibile seguire l’attivo verso valle, riuscendo ‘quasi’ a collegare il ramo attivo che si trova sotto il primo sfondamento della galleria principale (ad inizio grotta) e l’attivo che si sviluppa a monte oltre le strettoie. Purtroppo la percorribilità di questi ambienti è veramente per pochi! L’uscita di ieri, invece, ha permesso di esplorare il ramo concrezionato, constatando che,dopo un giro ad anello, ritorna nella stanza da cui ha avuto origine ma più in basso e dietro ad un passaggio impraticabile! Una strettissima prosecuzione al suo interno potrebbe portare ad uletriori sviluppi ma è da allargare. Nulla di fatto neppure sul lato sifone… un tentativo di abbassarne il livello è fallito. Rimangono ora i due rami a monte dove sono da rimuovere due frane per poter tentare di proseguire e alcuni camini da risalire. Ci aspettavamo un pò di più in effetti, ma …. vista la costante corrente d’aria che si avverte nella grotta, riteniamo che ci sia ancora qualche sorpresa …. intanto andiamo avanti con il rilievo per capire dove siamo diretti e se è possibile associare la grotta con la zona di assorbimento di passo Tartoria.

1-04-2015
Grandiosa esplorazione sta notte con risultato del tutto inaspettato ma cercato da generazioni di speleologi.
Siamo nella grotta Pre-Oreak e dopo poche ore di disostruzione in un mandarino semi allagato e con zero movimento aria, con pala e leverino, riusciamo ad accedere ad un’ ambiente più largo è comodo. Si tratta di una stanza di crollo di eccezionali dimensioni nella quale scorre un torrente. A valle va a sifonare purtroppo, la presenza di protei adulti mi fa sospettare a un collegamento con il Timavo!
Decidiamo di risalire il corso d’ acqua in salita! Concrezioni di rara bellezza adornano la galleria! !! 1234 metri di galleria e ci troviamo dinnanzi a un gigantesco camino, da dove scende l’ acqua. Un’ angusto e impraticabile budello parte dalla base e qui troviamo una una confezione di Slujugum ( cibo energetico polacco). Probabilmente il budello conduce sul M. Canin! Tocca salire il camino.
È l’ unica via per continuare e constata la possibilità di arrampicare iniziamo a salire avidi di scoperta! A una decina di metri d’ altezza una galleria laterale da accesso al pozzone da 80 del Vigant !! Torniamo indietro e riprendiamo la salita. La roccia è buona ed essendo molto concrezionato riusciamo a salire in sicurezza e veloci. In un pezzo critico decido che forse è il caso di mettere un cordino, collegandolo a due solide stallagmiti. Ma fermi un attimo! Queste sono due enormi zanne fossili! Mammut probabilmente !!! Toccherà esaminarle in maniera accurata.Siamo ora in cima al camino. Il distanziometro laser ci dice che siamo saliti di 432.1 metri e ora una galleria in interstrato si para davanti a noi. Anche questa di notevoli dimensioni, prosegue serpeggiando in orizzontale bucando qui e là tra calcare e flisch. In una piccola finestra da me non considerata, entra Meni che subito inizia a gridare DOVIZA!!! DOVIZA!!!! Che emozione, anche perché nel frattempo Toni ha trovato un’ altro meandro strizzabudella dal quale poco dopo arrivano le grida Feruglio FERUGLIO !!!!! La felicità è alle stelle ora! Ebri riprendiamo la galleria saltiamo una galleria sulla destra e seguiamo il torrente fino a un bel lago. Fine.
Glauco però ha ancora fame e gli preludono le mani. Mette la testa sott’ acqua quel che basta per capire che il sifone è transitabile. Prende fiato e si immerge. La sua luce sparisce nel ignoto e ci sono minuti di panico. Passano 5 passano 7, passano dieci minuti. … ECCOLO! Sta tornando indietro, tutto bene. Esce dall’ acqua agitato e la prima parola che dice ci fa perdere un battito al cuore: VILLANOVAAAAA ! non possiamo crederci! Ma lui per confermare si è portato con se un pezzo del turistico! Siamo ora sazi che ce la ridiamo e tornando indietro decidiamo di dare un’ occhio alla galleria saltata poco prima. Stringe, va a chiudere,…, però aspetta un momento. Cos’ è questo odore di formaggio e salame? Arriva da dietro i sassi. Scaviamo quel che basta per passare. Scopriamo che il passaggio è stato chiuso dall’ uomo,ma perché è dove siamo finiti? Basta poco per scoprire che siamo nella cantina dei Templari! Vino, birra e cibo in quantità! Sono ormai le 6 di mattina e decidiamo di mangiare bere a sazietà per poi dormire lì un paio d’ ore. L ‘arrivo del proprietario ci coglie impreparati ma la prende bene e ci fa uscire per la porta del locale offrendoci prima di andare un giro di grappa!
Una notte folle, quattro grotte unite da una quinta e ancora chilometri da esplorare con una cantina sempre piena a disposizione! Che notte!

Stay tuna friends.

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